domenica 9 febbraio 2014

Consigli per aspiranti scrittori #1 Riconoscere le idee giuste

Un annetto fa, o forse anche di più, scrivevo su un blog molto simile a questo. Oltre a occuparmi di recensioni di libri, avevo creato anche uno spazio che conteneva consigli diretti agli aspiranti scrittori. Tali consigli erano dati da professionisti del settore: scrittori, editor, agenti. Ho pensato di riproporre questi articoli anche qui.
Io penso che la scrittura non abbia delle vere e proprie "regole". La creatività è un'espressione personale delle proprie emozioni. Quindi vi invito a considerare questi articoli delle semplici "dritte": linee guida da cui partire, ma che potrete sviluppare e modificare secondo le vostre esigenze e le vostre scelte.
Il primo consiglio che vi propongo arriva dallo scrittore italiano Luca Azzolini. A lui ho domandato in che modo possiamo riconoscere le idee giuste per il nostro libro.



Come fai a capire quando hai trovato le idee giuste per una storia?

Capire quali sono le idee giuste è forse una delle cose più difficili. È come voler leggere una lingua antica e incomprensibile, conoscendo poche nozioni di base. È come voler esplorare l’universo, avendo soltanto un piccolo cannocchiale puntato verso il cielo.

Eppure chi scrive si rende conto subito se un’idea è quella giusta o no. In prima battuta, almeno per me, tutto ha inizio da una “folgorazione”. È la famosa ispirazione, che non necessariamente deve accompagnare tutta la stesura del romanzo o della serie, ma che si manifesta a tratti durante la scrittura.

Luca Azzolini
La folgorazione non è prevedibile. Non è soggetta alla nostra volontà, né al nostro desiderio di voler fare bene. Per quel che mi riguarda, per stimolare quella scintilla, cerco sempre di individuare qualcosa che manca nei libri che ho letto e che amo, o nel panorama editoriale che posso vedere e toccare con mano. Quando arrivo ad afferrare l’idea in sé, ci lavoro seguendo la strada che ritengo più giusta, quella che mi diverte di più, e che soprattutto mi rispecchia di più.

Per esempio: un’idea per un lavoro che è nata mentre mi trovavo al Salone del Libro di Torino qualche anno fa. Aggirandomi tra gli stand, mi ero accorto che un “particolare genere di libro” non si trovava tra i tanti romanzi pubblicati dai vari editori italiani. La prima cosa che ho fatto, notando quel particolare non indifferente, è stata appuntarmi quell’idea per poi svilupparla appena ne avessi avuto il tempo.

È a questo punto che le cose si complicano. Un’idea promettente va poi corredata da altre buone idee. Idee accessorie, però, che non vadano cioè a offuscare quella principale, che sarà il fulcro attorno al quale deve ruotare il libro o la serie, questo è importante. Tutte le serie più note e famose ruotano attorno a un’idea molto forte, che fa da perno a tutte quelle che si sviluppano dopo.


Di solito da cosa prendi spunto?

L’ho in parte accennato sopra. Spesso, nel mio caso, l’idea si presenta da sola. Sta a me afferrarla per tempo. Mi è capitato di avere una buona idea, ma di non saperla rendere come volevo. È là, so cosa dovrei fare, ma più ci ragiono più mi sfugge. In quei casi è meglio non intestardirsi, si rischia solo di peggiorare la situazione. L’idea forte c’è, non va perduta, ma se non si riesce a costruirla in modo naturale, fluido o ispirato, mi viene da dire, allora è meglio rallentare e dedicarsi ad altro.

Gli spunti sono i più vari, ovviamente dai libri che leggo, dalla musica o dal cinema. Ho scritto un romanzo storico che è nato da un personaggio che ho incontrato in un manuale di Storia del Vicino Oriente Antico, che ho studiato durante gli anni dell’Università a Verona. È difficile dire da cosa si può restare affascinati, ma è importante riconoscere quelle idee che vogliono essere scritte. Un’idea che preme nella testa è un romanzo che va scritto. Per forza. Punto.

Quanto è importante essere originali oggi?

È sicuramente importante, ma bisogna distinguere. L’originalità in sé non vuol dire niente. Una scrittura originale, intesa come brillante o accattivante, è già una forma di originalità. Un’idea inedita, da sola, non basta. Ovvio che, quando le due cose si sposano, idea originale e stile originale, esplode un caso letterario senza se e senza ma.

Si può essere originali anche proponendo tematiche già note e sfruttate in molte saghe o romanzi, senza per questo dover rincorrere l’idea innovativa a tutti i costi. Ci sono anche molti autori che l’originalità non sanno nemmeno cosa sia, eppure hanno un seguito di pubblico notevole e una loro credibilità. L’alchimia che sta dietro un libro è impalpabile come la materia di cui sono fatti i sogni. L’originalità è un fattore importante, se c’è siamo un passo avanti, ma non è vincolante per la riuscita di un buon romanzo.


Luca Azzolini Nato a Ostiglia (Mantova) il 21 maggio 1983, Luca si laurea a Verona in Scienze dei Beni Culturali (2006) e in Storia dell’Arte (2009), entrambe le volte cum laude. Scrive il suo primo racconto a 18 anni, La Nuova Dimora, apparso nell’antologia Verba Market (2001). Collabora con la rivista on-line Fantasy Magazine dal 2006 al 2012. Da allora ha pubblicato oltre 300 tra articoli, recensioni, racconti e approfondimenti su varie riviste on-line e cartacee.
Ha pubblicato romanzi con molte case editrice, tra cui Piemme. Dal 2010 lavora in vari campi editoriali e ha svolto diverse mansioni: dall’editing, alla lettura di manoscritti (italiano – inglese), alla redazione di testi.

I suoi libri

Ricordare i cieli (Giovane Holden Editore, 2007)  
Il Fuoco della Fenice (La Corte Editore, 2009)
Sanctuary (Asengard Editore, 2009)
Evelyn Starr – Il Diario delle Due Lune con Francesco Falconi (Piemme Edizioni, ottobre 2011)
Evelyn Starr – La Regina dei Senzastelle con Francesco Falconi (Piemme Edizioni, maggio 2012)


Sito ufficiale dell'autore: http://www.lucaazzolini.it/

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